Marcello Rapetti Cuoco Pasticciere

Papà Rapetti Pasticciere - la Tradizione

Quante volte vi è capitato di assaggiare qualche dolce, il cui ricordo vi ha condotto per mano verso l'incanto della vostra infanzia? A me molto sovente, in qualità di figlio di pasticciere siciliano, e dunque protagonista e interprete del gusto mediterraneo, luogo dove è fortemente affermata la magia simbolica del "dolce".

I Siculi, tra i primi indigeni che abitarono l'isola, vennero chiamati "popolo delle api". Leggenda racconta che il più antico dolce abbia origini dall'uso del miele che, unito al latte e al frumento cotto, diede origine alla "cuccìa".

Nei miei ricordi di bimbo ritrovo questo antico dolce, profumato con scorze d'arancia ed arricchito di cioccolato amaro a pezzetti. Il giorno di Santa Lucia, l'unico dell'anno in cui si preparava questo semplice dolce casalingo, i "picciotti" scorazzavano di casa in casa gridando: <si 'un mi duni 'a cuccìa, 'a pignata 'n faccia ti scattìa> (se non mi dai la 'cuccìa', la pentola ti scoppierà in faccia).

 

La festa di Ognissanti rappresentava un appuntamento che mi metteva in fibrillazione per le sorprese che mi attendevano.

Era usanza in quella festività che i genitori preparassero, una volta addormentati i figli, i regali che l'indomani avrebbero portato loro 'i morti'.

Mio padre pasticciere rientrava, per quell'occasione, con qualche 'pupo di zucchero' finemente decorato. Noi fratelli più piccini ammiravamo con gioia e stupore le meravigliose opere, ma con l'acquolina in bocca e pronti a gustarli.

(per chi volesse "meravigliarsi" ed "appassionarsi" consiglio di recarsi a Caltanisetta, dove si svolge nel mese di novembre di ogni anno, una kermesse di sculture di zucchero.)

continua ...

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