Marcello Rapetti Cuoco Pasticciere

La Pasticcieria Siciliana

Per parlare compiutamente della pasticcieria siciliana occorrerebbe aprire un capitolo lunghissimo, poiché è strettamente interconnessa con la millenaria storia della Sicilia, e legata alle relative vicende umane.

Tuttavia un breve cenno storico ci aiuterà a comprendere meglio la grandezza dell'opera umana nell'arte pasticciera, dove ogni gesto cela la magia della creatività.

La Sicilia rappresenta per la sua posizione geofisica, al centro del mar Mediterraneo, lo snodo tra culture che hanno lasciato solchi profondi nella storia umana, tra le altre quella Greca e Latina, rappresentando una sintesi tra Oriente e Occidente.

L'isola, per ragioni strategiche e politiche, è sempre stata ambita dalle grandi potenze che si sono succedute nel predominio del Mare Nostrum, e rappresenta un raro esempio di un popolo che ha convissuto per lunghi secoli con tante differenti culture: fenicie, greche, cartaginesi, bizantine, francesi, germaniche, spagnole, normanne.

Tutte queste genti hanno lasciato una traccia indelebile del loro dominio nel popolo siciliano, potendosi affermare che la Sicilia racchiuda tutte le civiltà europee degli ultimi tremila anni di storia.

Ma proprio per queste svariate ragioni, l'identità siciliana, consapevole della sua esposizione agli appetiti dei pretendenti di turno, ha saputo metabolizzare e trasformare con magica fantasia le culture con cui si è dovuta forzatamente "maritare", per usare un termine dialettale.

Questa consapevolezza ha portato il popolo siciliano ad interiorizzare un processo di conservazione stupefacente, un istinto naturale di sopravvivenza necessario a mantenere la propria identità culturale.

 

 

Un ruolo significativo nella diffusione e sviluppo della pasticcieria, lo hanno avuto i conventi e i monasteri, che hanno conservato e tramandato la sapienza e le conoscenze acquisite lungo le varie dominazioni straniere.

Lo esemplifica il più famoso, quello annesso alla chiesa della Martorana di Palermo, dalla quale prende nome la versione siciliana del marzapane di spettacolare elaborazione, detto 'pasta reale' o 'frutta di martorana'. Era luglio del 1537 e Carlo V si trovava in visita nella città.

Le monache, per rendere più vistoso e magnifico il loro giardino, fecero delle arance di pasta di mandorla, le colorarono e le appesero sui rami degli alberi di aranci del chiostro.

Ecco perché la tradizione dolciaria dell'isola racchiude la fusione, l'elaborazione e la trasformazione originalissima della pasticcieria mediterranea, nella ricchezza della presentazione, nel connubio con i prodotti della sua opulenta terra.

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